Storie dal Dok fest di Monaco di Baviera 2022

In versione online e in presenza. Quest’anno il festival dei documentari Dok fest di Monaco di Baviera resta in duplice versione e continua a proporre storie dal mondo. Racconti su teenager, su sogni repressi, su memorie e amori tristi e intensamente vissuti. Il meglio dei documentari in circolazione, in Europa e al di fuori. Qui una piccola scelta di quello che merita di essere visto, secondo me. Quanto un documentario è davvero aderente alla realtà? L’attualità viene dissolta per esigenze creative? Non sempre a queste domande la risposta è univoca e ferrea. Il punto di vista dell’autore è il naturale perno su cui, in fondo, il cinema ruota.

Il soldato Ahmet

Voleva fare l’attore fin da bambino, invece Ahmet, di origini turche, è “finito soldato” nell’esercito austriaco. Una delle tante storie di confine dell’ultima edizione del Dok. fest di Monaco di Baviera, ed è ai bordi di due culture, turca e austriaca, che si muove il protagonista (Soldat Ahmet” di Jannis Lenz), un ragazzo perbene, ligio ai suoi doveri di figlio credente, pugile talentuoso. Eppure, a suo modo diserta le aspettative altrui per recuperare una vecchia passione nei panni di Stanley in “Un treno chiamato desiderio” con una compagnia teatrale. Ahmet non riesce a piangere, un desiderio che sfuma in nevrosi: che cos’è un uomo se non riesce ad esprimere le sue emozioni? Il documentario di Jannis Lenz, già assistente di Haneke rincorre questa tensione lasciando lo spettatore senza una suspence risolta (forse).

Una scena da “Soldat Ahmet” di Jannis Lenz

Documentari dal Vietnam

Anche i giovani protagonisti del vietnamitaChildren of the Mist” di Ha Le Diem sono incagliati tra i social media e i precetti della tradizione della comunità Hmong che “prevedono” il rapimento della futura sposa. L’inevitabile schizofrenia attorno alla dodicenne Di nel nord del Vietnam: genitori che non disdegnano l’alcool, rossetti e lavori di montagna; nonostante la legge vieti i matrimoni infantili e l’usanza implichi casi di tratta sessuale, le vecchie abitudini resistono. Presentato e premiato all’ IDFA del 2021, il documentario si nutre di toni leggeri come l’adolescenza sa di essere.

“Children of the Mist” di Ha Le Diem

Influencer e libertà: altri racconti dal Dok fest

Su altre latitudini e apparenze vive le sue giornate Leonie, influencer tedesca in progress, ritratta tra compiti di matematica e promozioni di prodotti su Instagram da Susanne Regina Meuers in “Girl Gang. Un lavoro di osservazione durato mesi, immerso nel managing familiare, nel delirio di piccole fans scatenate agli eventi nei centri commerciali. Il dubbio resta (almeno per la regista): sacrifici e duro lavoro o gioventù strappata all’educazione culturale oltre i dispositivi? L’indulgenza per le inevitabili rotte del contemporaneo assolve il nostro sguardo critico e giudicante?

Chi della libertà non sa che farsene e chi la brama. 1001 Nights Apart” di Sarvnaz Alambeigi è una metaforica trasposizione di Sherazade che racconta storie per non morire. In una sala prove clandestina un gruppo di ballerini iraniani ostinatamente coltiva la danza contemporanea mentre l’autrice ripercorre la storia del Iranian National Ballet Company prima della Rivoluzione del ’79.

“1001 Nights Apart” di Sarvnaz Alambeigi

Russia e Ucraina: presenti

A chiudere il cerchio Russia e Ucraina. La prima con “How to Save a Dead Friend” di Marusya Syroechkovskaya che mette insieme i pezzi di un racconto di formazione di due adolescenti (regista e compagno) nella periferia russa tra il 2000 e 2009 tra droghe, depressione e amore. Inevitabilmente (e giustamente) premiata la seconda con Trenches (2021) del regista e giornalista francese esperto di conflitti Loup Bureau che, appunto, resta in trincea con i soldati ucraini nel fronte del Donbass. Un bianco e nero durissimo e quotidiano.

 

Pubblicato su Alias-Il Manifesto per la rubrica Moscow Mule 

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