Babylon Berlin

Ad aprile 2016 iniziano le riprese di una ambiziosa serie televisiva tedesca: Babylon Berlin, sedici episodi, due stagioni in uscita nel 2017, una polputa produzione trainata da Xfilme, Ard Degeto, Sky e Beta Film, e tutta l’aria di volersi imporre nel panorama internazionale delle serie di successo. Tom Tykwer, già regista di Lola corre, autore/creatore di questo immane progetto assieme a Achim von Borries e Hendrik Handloegten, ricostruisce negli studi di Babelsberg, già tarantinizzati per Inglourious Basterds, gli ultimi sospiri della Repubblica di Weimar.

Un tempo ruggente e definito da crisi ed estremismi politici e sociali, un melting pot furioso e vibrante che rende Berlino un crocevia di migrazioni, emancipazioni e deliri. Una combinazione di elementi narrativi troppo ghiotti per non essere sceneggiati, soprattutto quando alle spalle c’è l’impalcatura narrativa dei libri di Volker Kutscher.  Nel 2007 lo scrittore e giornalista di Colonia pubblica il primo di otto volumi dedicati alla Berlino del 1929, Il pesce bagnato, noto anche al pubblico italiano, con protagonista il giovane commissario Gereon Rath, originario, come il suo autore, della città renana.  Ed è subito amore per questo personaggio, ed è subito best seller (soprattutto in Germania).

Scaraventato nel frastuono berlinese, tra traffici illeciti e i tumulti del “Maggio di sangue”, Rath dovrà seguire il caso di un misterioso omicidio che a prima vista pare un banale regolamento di conti ma che non mancherà di trascinare le vite del commissario e di chi gli è accanto, dalla stenografa Charlotte al collaboratore Bruno Wolter. Attraverso gli occhi di Rath, trasposti nella serie televisiva e incarnati dall’attore Volker Bruch, si seguono le orme del neonato Nazionalsocialismo, dei ruggenti anni Venti, della Grande Depressione, in un climax che, a questo punto, non può non promettersi interessante.

Berlino come luogo di diversità e di libertà, terra di approdo, ma sempre impegnata a diventare e mai finalmente ad essere, in Babylon Berlin” la città è protagonista, nella sua eleganza e degenerazione ma, avvertono gli autori, la Storia resta sullo sfondo, perché quello che interessa realmente trasmettere allo spettatore è una esperienza urbana nelle strade del tempo, troppe lontane per essere ricordate, troppo veloci nella loro trasformazione per averne ancora un segno tangibile. La storia come una sottotraccia, e il primo dado, per quella che potrebbe essere una seminale historical crime story, è tratto. Una vicenda profondamente tedesca che da grande vuole diventare un maturo romanzo criminale e farsi largo tra le grandi produzioni delle serie televisive degli ultimi anni.

Pubblicato su Alias- Il Manifesto per la rubrica “Moscow Mule”

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