Berlino si vede solo da una finestra poi è Berlino che guarda dritto verso il tuo appartamento. L’ Excelsiorhaus è un colosso di cemento in Stresemannstrasse a Kreuzberg. Cinquecento appartamenti e un ristorante cocktail bar “Solar” tra il sedicesimo e diciassettesimo piano raggiungibile anche  con un elegante ascensore di vetro esterno.

Il documentario “Berlin Excelsior”  (2017) di Erik Lemke scritto assieme a Andre Krummel è un documentario che non  sembra tale, senza interviste dirette e senza commenti. Il regista, che in questo casermone ci vive, segue il quotidiano dei suoi protagonisti condomini, Claudia, Norman, Richard, Michael e altri “di passaggio” tra la costruzione artificiale e un presunto naturalismo evitando imposture.

Il tratto in comune delle storie è la malinconia universale che lastrica la via per il successo. Claudia lavora come receptionist al Solar e si sottopone a continui shooting fotografici sognando di tornare alla ribalta, Michael non si vede al di fuori del mondo degli escort di lusso, Norman ha un confuso progetto di start up in mente, Richard è stato un fotografo e pubblicitario di un certo livello e ora fa il consulente informale di tutti, un po’ cinico un po’ sornione.

Nel bel mezzo del dilemma delle biografie il lavoro di Lemke offre la speranza di una via d’uscita nel calore del rapporto umano, l’unico antidoto all’ennesimo trasformismo del nuovo capitalismo. I personaggi stessi si pongono come oggetti di scena: video curriculum , selfie, shootings in interni che sono gabbie; difficile immaginarsi al di là di questo delirio collettivo.

Il vero protagonista, tuttavia, è il monumentale edificio che condivide lo stesso destino dei personaggi: dai sogni di gloria a un anonimo condominio. Sulle sue fondamenta sorse all’inizio del Novecento un vero Excelsior ma ciò che ne restava dopo la Seconda guerra mondiale fu definitivamente demolito nel 1954.

L’autrice austriaca Hedwig “Vicki” Baum ne trasse ispirazione per il suo romanzo Menschen im Hotel” (“Grand Hotel” , 1929) adattato per il cinema diverse volte. Tra il 1967 e 1972  un nuovo grandioso progetto architettonico tentò di dare omaggio in qualche modo al vecchio edificio senza però riuscirci.

Fallimenti, pignoramenti, debiti nonché fatti di cronaca nera definiranno il destino del colosso, a due passi dal Muro. Dopo il 1989 la burocrazia dei permessi poteva garantire l’ ennesima nuova vita dell’hotel ma il progetto fu affossato dai costi. Un grande sogno sfortunato dalle vite mancate.

*Pubblicato su Alias-Il Manifesto per la rubrica Moscow Mule

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