Boddinale

Nonostante la qualità sempre elevata delle varie sezioni, l’atmosfera relativamente sobria, la Berlinale può stancare, deprimere, frustrare. Un biglietto per una proiezione, quando lo si trova, può essere preso solo tre giorni prima della stessa. Tassativi. Un accredito stampa non è il passe-partout ubiquo che ci si aspetta: anche in questo caso ci si deve prenotare alle apposite proiezioni. Tassative. Insomma, il mondo queste cose deve saperle.

Quindi, chi è cool dentro si merita la Boddinale, festival underground di Neukölln, in quel della Boddinstrasse, zona in cui vogliono vivere tutti, a costo di vendere la propria madre o altro al mercato della domenica. La Boddinale (sottotitolo: Berlin Community Movie Festival), curata da Gianluca Baccanico, è giunta al suo quinto anno e l’anno scorso è riuscita a sfornare più di ottanta proiezioni negli spazi e sui cinque schermi del “Loophole”, un ex bordello dove i film si vedono anche sul tappeto, sulle casse di birra e nessuno ti ricorderà che il fumo nuoce alla salute.

I film sono frutto di produzioni low, no budget, qualche budget, di registi in qualche modo based in Berlin che raccontano storie (anche) berlinesi, presenti sempre in sala e pronti ad interagire con il pubblico del “Loophole” e del “Film Bar”, altro spazio di proiezione sulla stessa Boddinstrasse. Dal 9 al 19 Febbraio 2017, dalle 18 alle 23, la Boddinale offre ai suoi avventori proiezioni underground senza l’onere del biglietto di ingresso e per una città dal tasso di disoccupazione più alto di tutta la Germania, dopo Brema e il Meclemburgo- Pomerania, non è un dettaglio. Anche questo il mondo deve sapere.

Il programma della Boddinale è pantagruelico: cortometraggi, documentari, mediometraggi, animazione, music video, sul mondo in cui viviamo, sul cielo grigio che è caduto sulle nostre teste e questa è la città giusta per raccontarlo. Storie di rifugiati, di squatters a Kathmandu e di punk in Myanmar, surreali commedie romantiche come “Mr Rudolpho’s Jubilee” di Michael Glover o biografie perdute nel deserto post industriale di Halle in “Frohe Zukunft” (futuro felice) di Andrea Rüthel e Katharina Wittmann. L’universo dell’animazione racconterà storie di bottoni smarriti, gatti indaffarati, formiche perfezioniste, fantasmi nel bosco, varcando la soglia della irrealtà con la stessa decisione di film come “Train Station”, una sfida alla materia cinematografica con i suoi quaranta registi in ventiquattro paesi per raccontare le possibili scelte di un uomo dopo un incidente.

La giornata conclusiva sarà dedicata alla premiazione. Best feature, best documentary, best short, best animation, best music video, community award e Loophole award.

Noi speriamo di ricevere almeno il premio della critica.

Pubblicato su Alias del Manifesto per la rubrica Moscow Mule

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