Ne abbiamo tutti bisogno. Chi lo nega è un nemico del popolo. Seconda puntata di una rassegna appassionata.

  • ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND (Michel Gondry, 2004) Sul tavolo da gioco la possibilità di cancellare i ricordi e di tornare ugualmente al punto di partenza dei déjà vu. Guardate questo film a vent’anni poi a trenta e quaranta. Invenzioni visive stupefacenti, Jim Carrey e Kate Winslet in gran forma.
  • LOVE (Gaspar Noé, 2015) Chirurgia di una relazione turbolenta a partire dalla sua fine per tradimento. Noé ammise candidamente che la sceneggiatura fosse di poche pagine. Poco importa, il film è sensuale, irriverente e lisergico come sa essere lui. Sesso e amore in (un) continuum.
  • HAPPY TOGETHER (Wong Kar- wai, 1997) Una coppia gay lascia Hong Kong per l’Argentina ed esplode l’amara verità sull’idealizzazione, la distruttività, il fardello dei sensi di colpa. Kar-wai è l’araldo dell’amore nelle metropoli accompagnato sempre dalla fotografia dai colori acidi di Christopher Doyle.
  • FERRO 3  (Kim Ki-duk, 2004) Un ragazzo si introduce in case altrui temporaneamente vuote e le abita come fossero sue. In una di queste per caso incontra una donna vittima di un marito violento. L’amore in absentia dell’altro, l’illusionismo come risorsa. L’essenzialità del regista coreano andrebbe studiata nelle scuole.
  • AL POSTO DEL CUORE- à la place du cœur (Robert Guédiguian, 1998) I giovanissimi Clim e Bébé, un figlio adottivo di colore, sono promessi sposi da sempre ma lui è accusato di violenza sessuale da un poliziotto razzista. Storia d’amore soprattutto con Marsiglia, la sua gente da ogni dove, la sua luce, i suoi problemi.
  • SCENE DA UN MATRIMONIO (Ingmar Bergman, 1973) Una grande dissertazione sulla coppia fatta dal fine analista dell’umanità Bergman. Non sapremo perché il matrimonio di Marianne e Johan e degli altri falliscono però tra rinfacci e insulti il regista, con il suo stile glaciale, offre molti spunti.
  • ROMANZO POPOLARE (Mario Monicelli, 1974)  Non un matrimonio alla Bergman,  ma perla malinconica e graffiante del cinema italiano degli anni d’oro. Tognazzi, la Muti, Placido, la Milano operaia di Lambrate, i caseggiati popolari, gli emigrati dal sud. Musiche di Jannacci.
  • LA BOCCA DEL LUPO (Pietro Marcello, 2009)  Incantevole documentario sulla storia tra Enzo e la transessuale Mary. I due si conoscono in carcere. Marcello sa incastrare materiali d’archivio con la (quasi) finzione. Genova non è uno sfondo bensì una protagonista.
  • L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE (François Truffaut, 1977) Bertrand Morane è un seduttore inguaribile. Un film leggero e allegro, toni tipici del regista francese che racconta storie semplici con immensa eleganza. Il suo amore e rispetto per il mondo femminile è omaggiato qui.
  • CARNE TRÉMULA (Pedro Almodóvar, 1997) Per il regista le passioni giustificano anche un omicidio e il desiderio non è negoziabile. Durante una colluttazione tra Victor ed Heléna interviene la polizia e partono dei colpi. Il melodramma è servito.
  • LA SPOSA TURCA (Fatih Akin, 2004) Un immigrato turco conosce in ospedale psichiatrico una ragazza tedesca figlia di immigrati turchi, entrambi hanno tentato il suicidio. Lei gli propone un matrimonio di facciata per evadere dal rigido ambiente familiare.
  • COLD WAR (Paweł Pawlikowski, 2018) Un soffuso bianco e nero racconta la storia del musicista Wiktor con la cantante Zula tra il socialismo della Polonia e la vita bohémienne di Parigi. Si incontrano, si perdono, si cercano, dal ’49 fino al ’64.
  • FUCKING ÅMÅL (Lukas Moodysson, 1998) Elin e Agnes, compagne di scuola, vivono nella noiosa cittadina svedese Åmål e ad intralciare la loro attrazione, inizialmente non reciproca, ci sono convenzioni piccolo borghesi e confusioni adolescenziali. Colori grezzi e sgranati, come la vita in provincia.
  • HER (Spike Jonze, 2013) Ci potremmo innamorare della voce di un software se questo sarà perfettamente in grado di apprendere ed elaborare emozioni. È quello che succede all’introverso e divorziato Theodore (Joaquin Phoenix) con Samantha che non ha problemi ad amare altri 641 utenti. Il futuro è già qui.
  • HAROLD AND MAUDE (Hal Ashby, 1971) Harold, giovane diciottenne benestante annoiato, passa il tempo ad inscenare finti suicidi e ad andare a funerali di sconosciuti. Ad uno di questi conosce Maude, una ottantenne vivace con la quale nasce un sentimento. Morale americana messa sottosopra dalla New Hollywood.
  • BERLIN SYNDROME (Cate Shortland, 2017) Le (pseudo) relazioni (malate) come ostaggio. Da un incontro fugace un thriller al cardiopalma. Claire, una fotografa, arriva a Berlino e conosce l‘affascinante Andi. Dopo una notte di passione lui la chiude dentro l’appartamento. Donna avvisata…
  • A SEPARATION (Asghar Farhadi, 2011) Tanto sono ristrette le maglie sociali e politiche in cui i registi iraniani devono muoversi tanto più profonda è la narrativa del loro cinema. Farhadi mette in scena senza artifici la vita quotidiana della borghesia di Teheran con la storia della separazione travagliata di Nader e Simin.
  • MON ROI- Il mio re (Maïwenn, 2015) Dopo un incidente sugli sci l’avvocatessa Tony inizia una riabilitazione anche psicologica in cui riflette sulla relazione complicata con Georgio (Vincent Cassel). Dal film una lezione: gli stronzi hanno il diritto di essere tali. La salvezza dell’altro è nella fuga. Finale per masochisti intenditori.
  • IO E ANNIE- Annie Hall (Woody Allen, 1977) Alvy Singer racconta la sua storia con Annie cercando di capire le ragioni della sua fine in una auto analisi minuziosa quanto ironica. Una “commedia romantica nevrotica” ambientata ovviamente a New York.
  • THE LOBSTER (Yorgos Lanthimos, 2015)  In un domani distopico chi non ha un partner è portato in un hotel. Quarantacinque giorni di tempo per trovare qualcuno altrimenti sarà trasformato in un animale a sua scelta. L’amore, la società e il libero arbitrio.
  • LETTERA DA UNA SCONOSCIUTA (Max Ophüls, 1948) Classicone. Un amore silenzioso lungo anni nella Vienna dei primi del Novecento. O un’ ossessione per un amore fatuo. In ogni caso non si scappa dal melò e dal destino.
  • MEDIANERAS (Gustavo Taretto, 2011) Buenos Aires. Martin è un agorafobico web designer, Mariana è appena uscita da una relazione. Vivono sulla stessa strada in edifici opposti ma non si sono mai incontrati. Le relazioni in una città tentacolare. L’architettura ha in questo film un ruolo interessante.
  • BROKEBACK MOUNTAIN (Ang Lee, 2005) Da allora anche noi annusiamo di nascosto le camicie dell’altro appese nell’armadio.  Passione amorosa tra due cowboys nelle montagne del Wyoming nel 1963. Heath Ledger, Jake Gyllenhaal, Michelle Williams. Impossibile non struggersi.
  • NEWNESS (Drake Doremus, 2017)  Martin e Gabriella si conoscono su una app di incontri, si frequentano poi iniziano a vivere insieme. La scelta di essere una coppia aperta sarà un esperimento con cui fare i conti. Un amore come tanti nella Los Angeles di oggi.
  • IN THE MOOD FOR LOVE (Wong Kar-wai, 2000) Hong Kong, 1962. La signora Chan e il signor Chow scoprono che i rispettivi coniugi sono amanti. Nonostante la reciproca attrazione decidono di non avere una relazione. La memoria, il tempo, le scelte irreversibili. Ogni inquadratura è un dipinto.
  • L’AMANTE (Jean- Jacques Annaud, 1992)  Lo confesso: la mia iniziazione sessuale cinematografica. Da un romanzo autobiografico di Marguerite Duras, è la storia di una relazione sessuale scandalosa tra una ragazza francese e un ricco trentenne cinese nell’ Indocina degli anni Trenta.
  • PRIMO AMORE (Matteo Garrone, 2004) Vittorio conosce Sonia tramite un annuncio per cuori solitari. Lui è ossessionato da donne molto magre, lei decide di dimagrire per amore. Tratto liberamente dal libro “Il cacciatore di anoressiche” di Mario Mariolini.
  • 45 ANNI- 45 years (Andrew Haigh, 2015) Kate e Geoff sono sposati da quarantacinque anni e stanno per festeggiarli. Dal passato ricompare qualcuno che è molto di più di un ricordo. Non ci sono limiti anagrafici alle alterne vicende sentimentali.
  • MAX MON AMOUR (Nagisa Ōshima, 1986) Peter è un diplomatico e scopre che la moglie lo tradisce con uno scimpanzè, Max. Poteva essere un delirio grottesco e morboso, ma è “solo” un capolavoro raffinato e caustico.
  • CUORI (Alain Resnais, 2006) Una delle ultime zampate del vecchio leone Resnais. I destini di sei persone durante una lunga nevicata si intrecciano: una coppia in crisi, un agente immobiliare, un barista che deve accudire il padre e una donna in cerca del grande amore sugli annunci dei giornali.

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