I fuochi di Tegel

“Non è il mondo che avevano scelto ma è l’unico che rimane”. Con queste parole Fabio Geda e Marco Magnone ci introducono in una saga per ragazzi crossmediale con Berlino come epicentro: Berlin. I Fuochi di Tegel edito da Mondadori. In una città spettrale e livida di fine anni Settanta un virus senza nome ha falciato gli adulti e sarà una nuova generazione, ragazzi e ragazze divisi in gruppi rivali a lottare per sopravvivere e disegnare un nuovo futuro.

Geda ha alle spalle anni di esperienza come educatore e con piacere ricordiamo il suo “Nel mare ci sono i coccodrilli” , storia dolce e tragica di un ragazzo che dall’Afghanistan arriva in Italia. Magnone lavora nell’editoria occupandosi di narrazioni urbane dopo un lungo soggiorno nella capitale tedesca. Un tandem che si sviluppa su carta e social media e che nasce così: “Abbiamo deciso di lavorarci in due perché Berlin è un progetto complesso”,racconta Geda,”che prevede sette libri in tre anni (uno ogni sei mesi) e un livello altissimo di interattività con i lettori. Come lavoriamo? È semplice: ragioniamo insieme su tutto, su ogni singolo aspetto del progetto, dalla trama generale a quella dei singoli libri, dallo sviluppo dei personaggi a cosa condividere sul sito, da come gestire i laboratori nelle scuole ai contest che stiamo pensando per far giocare i ragazzi con la saga. Poi però sul piano della scrittura ci siamo divisi i compiti in modo netto: Fabio si occupa di scrivere i libri, Marco si occupa di scrivere i contenuti web. Detto questo, ovviamente, ciascuno di noi legge ed edita ogni singola riga scritta dall’altro. Cerchiamo sempre di arrivare a un punto di vista condiviso, ma quando si tratta di lingua, di poetica, alla fine ci dev’essere uno sguardo prevalente”.

Attraverso un sito internet berlin-libro.it e account attivi sui vari sociali (Facebook, Twitter e Instagram) i lettori possono ancora restare tra quelle pagine.  Sul sito è pubblicato un giornale fake dell’epoca, un quotidiano indipendente di Kreuzberg, che mescola notizie vere del 1975 a notizie inventate legate alla finzione della storia a cui si sono aggiunti i diari di alcuni personaggi: testi originali che permettono al lettore di entrare più in profondità nelle loro vite. Non solo: grazie a una mappa interattiva si  approfondirà la storia della città con una sezione in cui sarà possibile allargare l’universo di Berlin attraverso la fan fiction o anche disegni, musiche, foto. “La buona lettura per ragazzi, anche quella più profonda e complessa, non deve mai perdere di vista l’aspetto ludico dell’esperienza”.

Poi c’è lei, la piccola regina indiscussa, seme di un immaginario incastro nel tempo e nelle coscienze: Berlino, con i suoi anni Settanta, la vergogna del Muro, la discoteca “Sound” e la trilogia del compianto Bowie.

Perché proprio Berlino? “Abbiamo scelto Berlino per tanti motivi. Anzitutto perché ci muoviamo in un mondo senza adulti e la madre di questo archetipo è ovviamente “Il signore delle mosche” di William Golding, ambientato su un’isola deserta in mezzo all’oceano. A noi piaceva l’idea di trasformare quell’isola naturale in un’isola urbana e Berlino Ovest tra il 1961 e il 1989 è stata esattamente questo: un’isola urbana nell’oceano della Repubblica Democratica Tedesca. E poi ovviamente per la carica simbolica della città: Berlino ha cambiato faccia almeno quattro volte in un secolo, è una città che si divora e rinasce in continuazione dalle proprie ceneri. È la Gotham City europea. Un luogo perfetto per un immaginario post-apocalittico. E poi ci piaceva l’idea di raccontare quegli anni a ragazzini che ne sanno poco: i nostri protagonisti, quando parlano di musica, parlano di Bowie, dei Pink Floyd, dei T-Rex, e l’epoca è quella della Guerra Fredda, delle due Germanie, della contestazione”.

Cinque bande rivali, ognuna di una fetta  urbana berlinese (Gropiusstadt, Havel, Reichstag, Tegel, Zoo) riprendono le fila di quello che metaforicamente e non potrebbe essere un mondo (finalmente?) diverso, appassionando il lettore, senza mai scadere in una prosa banale e giovanilistica e, citando liberamente il testo, tutto l’amore che vorranno lasciare sulla terra, prima di morire, sarà tuttavia difficile chiuderlo dentro delle parole.

Pubblicato su Alias- Il Manifesto per la rubrica “Moscow Mule”

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