Alcuni film sono leggende. Il 9 novembre 1989 all’ International Kino di Berlino c’è la premiere di “Coming Out del regista tedesco orientale Heiner Carow. Il film (Orso d’argento nel 1990) è il primo e unico  nella storia del cinema della DDR a tematica omosessuale. L’attesa e la curiosità è palpabile. Il ricevimento si terrà presso la birreria “Zum Burgfrieden” (chiusa nel 2000), vicino al valico di frontiera di Bornholmer Strasse, il primo ad essere aperto.

Sono “scene di proiezione” uniche, nessuno si rende conto della portata storica della serata, del titolo che è pura ironia della sorte. Qualcuno entra nel bar e avverte tutti su ciò che sta accadendo e pare si senta una risposta del tipo “Sì vabbè, ma entra e fatti un goccio!”. Carow, morto nel 1997, ha lottato sette anni per realizzare il film; davanti al progetto il direttore generale della DEFA (Deutsche Film AG),  Hans Dieter Mäde, gli rispose “solo sul mio cadavere” e il regista andò a bussare  a Kurt Hager, ideologo del partito SED.

Entrambi i cadaveri di Mäde e Hager possono ormai dormire sonni tranquilli. L’omosessualità non era stata mai apertamente discussa nella DDR e solo negli anni Ottanta, con la mattanza dell’Aids e la necessità “esplicativa”, molte riviste spiegavano che l’omosessualità non è una malattia.

Carow non era un dissidente (dal 1982 al 1991 fu vicepresidente della Akademie der Künste der DDR, dal 1991 nominata semplicemente Akademie der Künst zu Berlin) ma il romanticismo delle sue storie lo metteva in una posizione scomoda, nonostante il suo cinema facesse parte di una fase nuova nella storia della DEFA. Oltre il realismo socialista a spintoni si faceva largo la ricerca delle emozioni.

Gli eroi di Carow sono dei sognatori malinconici: La leggenda di Paul e Paula” (1973) è un melodramma d’amore e sacrificio tra un impiegato e una cassiera di un supermercato, amatissimo dal pubblico, la visione del film è stata boicottata per anni da quando i due attori principali, Angelica Domröse e Winfried Glatzeder, partirono per l’Ovest all’inizio degli anni Ottanta.

L’emancipazione del sogno come archetipo dell’umanità è il tratto tipico del film “Ikarus” (1975), altro grande successo di Carow e a torto considerato “solo” un film sull’infanzia. Per il suo nono compleanno a Mathias, figlio di una coppia separata, il padre ha promesso un giro in aereo su Berlino ma non manterrà l’impegno. Assieme a Mathias, interpretato da Peter Welz ( il cui primo film come regista, “Giorni Banali” del 1992,  sarà uno degli ultimi prodotti dalla DEFA)   lo spettatore sogna di volare su Berlino, su ogni grigio scatolone di cemento armato, e con uno sguardo prendere le misure non solo di una città ma di una società intera

Pubblicato su Alias/Il Manifesto per la rubrica “Moscow Mule”

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