Il fumetto sopra Berlino: Darkam/span>

Davanti alle tavole di Eugenia Monti, in arte Darkam, si ha l’ennesima conferma della potenza espressiva con cui il fumetto può raccontare storie di emigrazione o di cambiamenti delle e nelle metropoli europee. Il microcosmo rappresentato da Darkam, originaria di San Marino e studentessa di Arte a Urbino, Bologna e Barcellona, “non è filtrato dalla razionalità, dal cervello: si disegna direttamente con le budella sul tavolo” , come lei stessa afferma. Il suo è un tratto quasi onirico legato al corpo, ad una fisicità del disegno contaminato anche dalla attività di piercer.

Il ventaglio dei suoi lavori  è vasto quanto composito: dal fumetto in senso stretto, all’universo dell’illustrazione fino a sconfinare nella pittura. Darkam collabora da sempre con magazine e fanzine come Squame/écailles, Touch Art MagazineInguine Mah!gazine; nel 2008 “fumetta” le storie di Monica Nardozi in Mozziconi (Edizioni Del Vento) e nel 2011 una sua storia è perfino trasposta in cirillico nell’antologia Stripolis accanto ai lavori di fumettisti serbi, tra vecchia e nuova generazione.

Infine si giunge a Berlino, dove Darkam si trasferisce allestendo anche due mostre personali. Le chiediamo come è stato il passaggio artistico dall’Italia a Berlino: “Fin da subito Berlino mi ha travolta con i suoi moltissimi input. Io ne ero inebriata costantemente e in modo così intenso che, ad un certo punto, non avevo più neanche il tempo di metabolizzare gli stimoli. A Bologna indubbiamente sono cresciuta e mi sono formata artisticamente, ma il contesto era abbastanza di nicchia. Qui a Berlino, anche se può sembrare retorico, mi sono trovata a contatto con lingue diverse, con backgrounds artistici diversi dal mio, il tutto in un contesto visto e vissuto con gli occhi di una straniera“. Anche da straniera, tuttavia, le sue storie si continuano a legare al corpo, al corpo di una città in preda ad un cambiamento così rapido che quasi tutti gli esuli, italiani e non, che ci si trasferiscono, non hanno il tempo di mettere bene a fuoco.

Darkam esprime con il fumetto “Alles muss Raus” il suo punto di vista sulla questione della East Side Gallery, ovvero il secondo abbattimento del muro di Berlino. Nelle ultime settimane i berlinesi si sono mobilitati per salvare il tratto più lungo e meglio conservato del muro di Berlino trasformato, dopo il crollo del 1989, in una galleria d’arte a cielo aperto. Ad insediare il monumento storico c’è la costruzione del lussuoso palazzo Living Levels, accanto alla Sprea, il cui ingresso sarà, appunto, ostacolato dal muro.

Tra l’indignazione cittadina, non sono mancati nemmeno elementi tragicomici come l’intervento dell’attore David Hasselhoff, a favore della salvaguardia, e le allusioni del Der Spiegel alla presunta appartenenza dell’investitore Maik Uwe Hinkel alla fu Stasi, poi smentita dallo stesso. Al momento la situazione è ancora in stallo: a giorni di acceso dibattito si alternano incursioni notturne della gru a ridosso del muro, false promesse e gli imbarazzi del sindaco Wowereit.

“Avevo già visto, naturalmente“, continua Darkam, “come si trasformano i quartieri, cercando di non darci troppe peso, nel senso che è naturale che le cose cambino. Ma di fronte a un evento di tale portata, soprattutto simbolica, non potevo più archiviare la faccenda. Mi sembrava che prima di allora Berlino riuscisse a convivere con i fantasmi del suo passato in modo meno anonimo“. Le chiediamo per quanto tempo Berlino sarà ancora percepita come la terra promessa: “Beh, sappiamo tutti che l’incanto per questa città avrà una fine quando sarà completamente un altro luogo. Per quanto mi riguarda una certa Berlino mi dà molte più storie rispetto, ad esempio, ad una sua idea di architettura più banale e normalizzata”.

 Le storie di Darkam affondano nella realtà quotidiana berlinese raccontando il muro come memoria storica tedesca minacciata dalla gentrificazione, ma anche le vicende dei quartieri e le impasse linguistiche di chi vive all’estero e magari entra in una panetteria per ordinare una torta (Kuchen) e alla fine si ritrova a chiedere una cucina (Küche). È il caso dei fumetti Wasserschlacht! e Panzer Frau.

Nel primo caso lo spunto è quello di una amichevole battaglia tra gli abitanti dei quartieri di Kreuzberg e Friedrichshain, un tempo divisi dal muro, al centro del ponte Oberbaumbrücke, altro checkpoint, con il fiume che vi scorre in mezzo. Crollato il muro i due quartieri sono stati accorpati amministrativamente e circa ogni anno, più o meno ufficiosamente, gli abitanti si contendono a suon di lancio di uova, verdure marce e gavettoni, la nomea di quartiere alternativo, ora che Friedrichshain ha lasciato da tempo la cappa soffocante della Ddr e Kreuzberg ha attratto sempre più turisti.

Panzer Frau, invece, è una rivisitazione ironica, anche nella letterale traduzione in tedesco, dello scorrettissimo fumetto inglese di fine anni Ottanta Tank Girl, frutto della fantasia altrettanto irriverente di Alan Martin e Jamie Hewlett. Così come la protagonista del comics inglese, una ribelle pilota di carri armati dell’esercito australiano, vive strane avventure a zonzo per l’Australia, Darkam,
Panzer Frau berlinese acquisita, vive le bizzarrie di un confronto linguistico e culturale non sempre pacifico.

Ci sono moltissimi libri sul tavolo di lavoro di Darkam, fumetti ma non solo.  L’audacia delle fotografie di Nobuyoshi Araki e le opere di Stefano Ricci, divise tra fumetto, illustrazione, grafica, scenografie per il teatro e la danza. La contaminazione, ormai, non può essere che conditio sine qua non.
Oggi“, dice, “vedo moltissime realtà, anche piccole, autoprodotte, di alta qualità, che però purtroppo spesso non riescono ad andare oltre, a conquistare vaste fette di pubblico, complice anche un contesto editoriale troppo di nicchia. La questione è sempre la stessa, che riguardi nello specifico l’Italia e un po’ meno l’estero, ovvero quella di riconoscere tutto questo come un vero e proprio lavoro“.

Pubblicato su Alias/Il Manifesto

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