Il Ramadan di Ventimiglia

Alla stazione di Ventimiglia i vestiti sono appesi alle transenne, a ridosso del parcheggio: sono quelli dei circa 400 migranti fermi alle soglie della Francia, in attesa di varcare il confine, ma respinti dalla stessa gendarmerie.“Oggi sono molti meno” ha detto ieri una volontaria della Croce Rossa che, tramite l’Asl di Imperia e il ordinamento della Regione Liguria, si fa carico del supporto sanitario. Dove sono gli altri? Verso la frontiera, al ponte San Ludovico, sugli scogli, o tentando ancora di oltrepassare la soglia.

All’esterno della stazione ieri si iniziava a pregare sotto al sole: primo giorno di Ramadan. La maggior parte arriva dal Sudan, ma sono anche eritrei, siriani, nigeriani. Via Libia, naturalmente. Da oggi dovrebbero essere pronti anche gli spazi del fu DLF, nella parte est della stazione, così da poter garantire un minimo di conforto, se di questo si potesse mai parlare.

Molto silenzio, nessuno in tenuta antisommossa, almeno non costantemente agli occhi di chi scrive, come qualcuno ha prontamente scritto per tenere vivo l’allarmismo, dopo la tensione dei giorni scorsi e gli sgomberi sotto i pini a ridosso della scogliera. Ma l’aria resta pesante e l’emergenza è viva nel limbo di questa umanità dolente, ferma e pacifica nella sua lotta; non necessariamente vogliono fermarsi su suolo francese, ma possibilmente proseguire altrove, Inghilterra o Svezia. Ma da qui non si passa.

La polizia francese e italiana sono schierate sul confine, la gendarmerie sale sui treni locali della linea Menton-Nice e controlla anche le toilette e i sans papiers vengono respinti verso l’ultima stazione di Garavan- Menton: oltre cento nella giornata di ieri i rastrellati (perché di questo si tratta) e circa 80 le riammissioni accettate dall’Italia. Il balletto europeo, sulla pelle di chi tenta una vita migliore, è infinito: nonostante l’indignazione dei vescovi francesi, le insistenze italiane, Hollande ribadisce di essere contrario alla ripartizione delle quote dei migranti ma di essere convinto dell’importanza di porre attenzione ai motivi della migrazione stessa.

Nel frattempo sta per essere approvato lunedì in via ufficiale, dal Consiglio esteri, la missione militare contro gli scafisti, dai rappresentanti dei 28 del Comitato politico e di difesa. La caccia all’uomo viene giustificata dal Regolamento di Dublino, in base al quale le domande di asilo vengono esaminate dal paese di arrivo. A trent’anni da Schengen, questa è la situazione attuale.

L’aria è pesante anche nella vita politica interna parigina: tra sgomberi e accoglienza nella stessa città, tra divisione in migranti buoni, i richiedenti asilo, e quelli “economici”, posti in seconda priorità. Intanto per domani è prevista una manifestazione antirazzista che dalle 14 partirà dalla stazione di Ventimiglia, in occasione (anche) della giornata mondiale del rifugiato che si celebra, appunto, il 20 giugno.

Sugli scogli di Ponte San Ludovico i migranti al momento non sono più di 150. La Croce Rossa italiana continua a lavorare con i mediatori culturali, la Croce Rossa francese e la solidarietà di francesi, italiani, e di associazioni indipendenti. Ieri una preghiera sullo spiazzo davanti la frontiera, a chiusura del digiuno, è stata celebrata dall’Imam di Nizza, Samy Boubakri, attivo, con la sua comunità, non soltanto nel fornire appoggio spirituale, ma anche nel portare pasti caldi. Una persona che appare umile e semplice e che si chiede, come tanti, da diversi giorni, dove vanno a finire i diritti umani.

Qualche passeurs senza scrupoli per cinquanta, cento Euro, si offre di far oltrepassare il confine clandestinamente, dicono voci di corridoio, anzi di frontiera. Il resto dell’umanità, di quello che forse resta, è nelle storie di chi, di fatto, sta vivendo sugli scogli. Un ragazzo sudanese con un atlante in mano chiede per ogni città che scorre con il dito se è piccola o grande, un altro per quattro volte è stato respinto dalla polizia francese sul treno per Nizza.

Sono stati brutali? Chiede una ragazza francese, no risponde il ragazzo. Già almeno la cortesia di non esserlo. Molti riescono a trovare un angolo sugli scogli per le cinque preghiere quotidiane, mentre il sole è ancora bollente e altri trovano riparo sotto tendoni improvvisati, o teli forniti dagli abitanti. Aspettando le decisioni europee, tutti qui sanno che molto probabilmente l’estate sarà ancora molto lunga.

Pubblicato su Il Manifesto/ giugno 2015

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