Il re della giostra

Davanti alla vita di Norbert Witte l‘interrogativo finale è il seguente: sognatore egoista o visionario uomo d’affari perseguitato dalla sfortuna? Il regista Peter Dörfler si chiedeva forse la stessa cosa mentre seguiva le vicende della famiglia Witte nel suo documentario “Achterbahn”(2009).

La biografia di Witte è anche quella di un angolo di Berlino, fagocitato come l’intera città dalla sua stessa mitologia, in continua ricerca d’autore. Nel 1990, a ridosso della caduta del Muro, Witte, figlio di giostrai, diventa il gestore del parco di divertimenti Spreepark nei pressi di Treptow Park, nato dalle ceneri del fu Kulturpark della Germania Est, aperto nel 1969.

Gli affari vanno alla grande ma non per molto. La ventata di Ovest che Witte volle dare al parco, nella sua estetica e nei suoi costi d’ ingresso, porta lentamente a un decremento di visitatori e la sua scommessa, il suo piccolo sogno, finisce. Nel 2001 la società a cui fa capo Norbert, la Spreepark GmbH, dichiara la bancarotta e il parco chiude.

L’anno seguente l’indomito Witte trascina letteralmente la famiglia in Perù, a Lima, con la folle idea di proseguire il suo sogno portandosi dietro in circa venti container i pezzi di almeno sei attrazioni dello Spreepark. La moglie Pia fiuta l’ennesimo insuccesso e torna in Germania con la figlia Sabrina, lasciando il marito e il figlio Marcel in Perù.

La vita in Sud America non era bella come si immaginava e tra costi di gestione, scontri culturali e sfighe di vario genere, l’ombra del tracollo finanziario piomba di nuovo: Witte ha bisogno di denaro anche per tornare in Germania e operarsi, dopo diversi infarti, e ha alcuni amici che possono prestargli del danaro per un biglietto aereo.

Ma non è abbastanza. Nei piccoli vagoni del “Flying Carpet” sono stipati 76 kg di cocaina diretti in Europa, l’affare fallisce, una trappola è tesa, Norbert è arrestato in Germania dove dovrà scontare sette anni di carcere e il figlio Marcel ne rischia venti in Perù, paese il cui sistema penitenziario è uno dei peggiori al mondo.

Dopo aver scontato tre anni Witte, in libertà vigilata, lavora ora come tecnico in una discoteca e con la moglie, da cui si è separato, e la figlia portano avanti una dura battaglia legale per sostenere Marcel in carcere e tentare di trasferirlo almeno in Germania. Norbert non ha smesso di sognare, nonostante tutto, e fantastica su cosa potrebbe fare di un parcheggio sperduto alla periferia di Berlino, con l’eventuale collaborazione di investitori cinesi.

Nemmeno il destino di ciò che resta dello Spreepark risparmia la tragedia e la farsa: sull’area pendeva un debito di circa 11 milioni di Euro, che teneva alla larga gli acquirenti ma non le folle di curiosi dei relitti, fotografi, autori di videoclip, eventi culturali e infiniti dibattiti tra architetti e accademici. L’ingresso non è ufficialmente sempre permesso, essendo considerata zona a rischio per le strutture pericolanti e arrugginite.

Pia Witte e la figlia, ancora sedotte dalla possibilità di fare affari nel luogo, hanno aperto un piccolo caffè all’ingresso del parco e organizzato dei tour all’interno. L’annuncio della vendita del parco, pubblicato anche su Ebay, contemplava una cifra d’asta di partenza di un milione e 600 mila Euro ma nel marzo del 2014 il Land di Berlino ha dichiarato di aver acquistato la superficie del parco e il principale creditore, la banca tedesca, ha annullato il debito pendente.

L’idea del Senato era quella di restituire alla città un nuovo parco dei divertimenti, al passo con i tempi e rispettoso della natura. Di nuovo un ulteriore sogno si frantuma in agosto quando un incendio doloso distrugge gran parte del meraviglioso, spettrale, Spreepark. E ci pare ancora di vederlo Witte, come Dörfler lo inquadra in apertura e chiusura del documentario, in sella ad un ottovolante, Achterbahn appunto, pacioso, capelli al vento, con le luci di un Luna Park sullo sfondo, su e giù per la sinusoide della vita e della storia di una città.

Dalla rubrica Moscow Mule/Alias-Il Manifesto 

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