La DDR di Barbara Köppe

Al 1995 risale la sua ultima esposizione. Nel 2007 vende la sua macchina fotografica. Il percorso artistico di Barbara Köppe è uno di quelli insoliti eppure storici, come direbbero gli esperti, in senso metaforico e non. Nata nel 1942 nel Magdeburgo cresciuta a Potsdam, espone oggi a Berlino, fino al 15 Novembre 2015 (Willy-Brandt-Haus, ingresso libero), la felicità (de)costruita della DDR: Das (de)konstruierte Glück. Fotografien DDR 1964-1990”.

Le sue foto squarciano ogni cliché del periodo, un crudo bianco e nero racconta storie senza la fregatura di raccontare la verità. Anzi. La Köppe dice che del realismo non le interessa nulla, semmai è la sua interpretazione della realtà quello a cui aspira. Dopo la costruzione del muro la fotografa lavora nella DDR per riviste come Sonntag, Neue Berliner Illustrierte e FF DABEI , in cui comincia a delinearsi il suo interesse per le donne della rivoluzione, non solo fabbrica, non solo casa.

È possibile vedere ora il suo cliclo “Frauen- Schönheit-Schicht. Frauen in VEB Kosmetik Kombinat, ovvero, donne, bellezza, turno (di lavoro) nella produzione di cosmetici, nella grande azienda suddivisa in otto città, 8500 lavoratori di cui il 75% costituito da donne, e un fabbisogno di cosmetici coperto quasi interamente.

L’irrisione è ottenuta dall’accostamento di cartelli e ritratti politici con ciò che la Köppe ritrae: donne ora determinate, ora rassegnate, esauste o felici, nella sala pausa, al lavoro, tra tubi, sifoni, silos e sporcizia. In ciabatte sgangherate, ecco la bellezza della storia. Nella fabbrica, ma anche fuori: i ritratti contemplano interni di vita domestica, gioventù in discoteca a Friedrichshain, non solo donne ma soprattutto vita quotidiana.

Cosa resta di queste storie? Mi diverto a immaginare queste persone immerse nell’attualità, nella Germania e nella Berlino di oggi. O meglio, cerco di fantasticare sui tedeschi odierni, che vedo per le strade, se possono essere quelli ritratti dalla Köppe. Se sono i tedeschi che accolgono i profughi alla stazione con i cartelli di benvenuto, se sono quelli astiosi che scendono in piazza tra le fila di Pegida, se sono quelli sbriciolati dal Welfare, nel bene e nel male, se sono quelli che hanno tanto amato la rivoluzione e ora mangiano solo carne bio e sushi raffinato.

Il talento della fotografa nel ritratto non si risparmia neanche nella serie dedicata a scrittori e artisti della Germania Est: Anna Seghers, Christa Wolf, Erwin Strittmatter, Heiner Müller colto nel 1990 sullo sfondo di una scala a chiocciola del Palazzo della Repubblica di Berlino, occhi socchiusi, come sognanti. Un sogno a occhi aperti, come evocano gli iperrealistici e lisergici nomi di creme e deodoranti prodotti nella VEB Kosmetik Kombinat: Soirée, Atoll, Koivo, Indra.

La storia è una cosa meravigliosa, prima della privatizzazione, del lavoro sganciato dall’identità, dalla sicurezza dei piani quinquennali. Senza ironie, proiettati nel futuro, al di là di ogni muro possibile, ricostruiti fuori e dentro di noi, ai confini di altre geografie, dove neppure la nostalgia ha tempo di crescere e di diventare grande.

Pubblicato su Alias/Il Manifesto per la rubrica “Moscow Mule”

*Foto di Barbara Köppe

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