Trenta film sulla famiglia. Ognuna infelicissima a modo suo.

  • STRAY DOGS (Tsai Ming- liang, 2013) Un uomo lavora nel traffico di Taipei reggendo cartelli pubblicitari, i suoi due figli vagano nel supermercato dove lavora la madre (o chi per lei). Si dorme in luoghi postindustriali di fortuna, ci si lava nei bagni pubblici. Altro capolavoro ipnotico del regista taiwanese con il suo attore feticcio Lee Kang-sheng.
  • KRAMER CONTRO KRAMER (Robert Benton, 1979) Dal romanzo di Avery Corman la storia del complicato divorzio della coppia newyorkese Ted e Joanna e dell’impatto sul figlio Billy. Dustin Hoffman, Meryl Streep. Un classico del genere matrimoniale.
  • FANNY E ALEXANDER (Ingmar Bergman, 1982) Il Natale della famiglia benestante Ekdahl nella provincia svedese dell’inizio del Novecento. I due bambini Fanny e Alexander osservano la e le “scene” in una sovrapposizione tra arte e vita. Film molto autobiografico. La famiglia com’è e come la vorremmo.
  • À NOS AMOURS- Ai nostri amori (Maurice Pialat, 1983) Suzanne è una giovane di Parigi figlia di immigrati polacchi. Tra le pieghe di una vita quotidiana in un contesto familiare disfunzionale, Suzanne vive e sperimenta la sua educazione sessuale e sentimentale. Il regista nel ruolo del padre.
  • I PUGNI IN TASCA (Marco Bellocchio,1965) Quattro fratelli e la madre vedova e cieca nell’Appennino piacentino. Tensioni claustrofobiche e morbose, il male latente in una famiglia. Anticipazioni della contestazione prossima a venire.
  • PARENTI SERPENTI (Mario Monicelli, 1992) La vena caustica del maestro Monicelli su una famiglia che si riunisce per le vacanze di Natale dagli anziani genitori a Sulmona. Tutti infelicissimi e senza redenzioni. Il successo del film esplose con il passaggio televisivo.
  • UNA MOGLIE (John Cassavetes, 1974) Il realistico ritratto di una moglie, Mabel, fragile e instabile e del marito di origini italiane Nick. Complicità e affetto costantemente sull’orlo del precipizio. Peter Falk e Gena Rowlands divinità per sempre.
  • CINQUE PEZZI FACILI (Rob Rafelson, 1970) Bobby (Jack Nicholson) è un pianista ribelle che ha troncato ogni contatto con la famiglia benestante di origine. Vive alla giornata con la svampita Rayette. Per un attimo (forse) mette da parte il senso di oppressione per tornare a casa dal padre malato.
  • SHINING (Stanley Kubrick, 1980) Ancora il ghigno di Jack Nicholson nel ruolo dello scrittore Jack Torrance che si trasferisce con la famiglia in un albergo sperduto tra le montagne per esserne il guardiano. Dal romanzo di Stephen King un magma filosofico alla Kubrick.
  • HAPPINESS (Todd Solondz, 1998) Una commedia black e cinica su tre sorelle, le loro famiglie e chi vi ruota attorno. La presenza del tema della pedofilia, trattato senza moralismi e ipocrisie, causò non pochi problemi alla distribuzione del film.
  • VIAGGIO A TOKYO (Yasujirō Ozu, 1953) Due coniugi settantenni partono per un lungo viaggio in treno alla volta di Tokyo dove vivono i figli. Il retrogusto agrodolce delle dinamiche familiari messe in scena con la semplicità e l’eleganza di Ozu.
  • PADRE PADRONE (Paolo e Vittorio Taviani, 1977) Dal romanzo autobiografico di Gavino Ledda la storia della sua “liberazione”. Un giovane pastore sardo con un genitore autoritario che togliendolo da scuola per necessità lo lasciò analfabeta fino a vent’anni.
  • THE TRAP- Klopka (Srdan Golubović, 2007) Un noir pacato ma intenso su un padre che cerca di aiutare il figlio malato. Sullo sfondo la Serbia del dopo Milošević che cerca una identità. Nel ruolo del padre il bravissimo attore serbo Nebojša Glogovac scomparso nel 2018.
  • MONSTER’S BALL- L’ombra della vita (Marc Forster, 2001) Hank e il figlio Sonny sono agenti di custodia in una cittadina della Georgia. Vivono con il padre di Hank, non autosufficiente e razzista. Nella loro vita irrompe una donna di colore con il marito prossimo alla sedia elettrica. Imparare ad amare nonostante la famiglia.
  • HEREDITARY- Le radici del male (Ari Aster, 2018) Un ottimo esempio del nuovo thriller psicologico che attraversa il genere horror. Sulla griglia stavolta una famiglia benestante americana e tutto il non detto possibile. Spiritismo sulle ceneri del sogno a stelle e strisce.
  • LA FAMIGLIA SAVAGE (Tamara Jenkins, 2007) Jon e Wendy sono due fratelli che vivono distanti senza troppi contatti tra loro. Vengono informati che il padre soffre di demenza senile e che la sua compagna è morta. Le cicatrici del passato e la vita che si deve affrontare da adulti. Philip Seymour Hoffman si fa rimpiangere ancora una volta.
  • UNA STORIA VERA (David Lynch, 1999) Alvin a 73 anni dall’ Iowa si mette in viaggio sul suo trattore per andare dal fratello malato che vive nel Wisconsin con cui non ha contatti da anni. Lynch mette da parte nani e distopie narrative per aderire dolcemente a una storia realmente accaduta.
  • SEDOTTA E ABBANDONATA (Pietro Germi, 1964) La famigghia italiana nel suo splendore. Il senso dell’onore in una grottesca famiglia siciliana. Un’analisi impietosa della società italiana di Germi, un autore troppo poco ricordato.
  • MIGNON È PARTITA (Francesca Archibugi, 1988) Mignon una quindicenne parigina snob è ospite della famiglia Forbicioni nel quartiere Flaminio. Tenero e divertente scorcio su un racconto di formazione nel fracasso di una famiglia romana.
  • BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI (Ettore Scola, 1974) Sembra preistoria ma le baraccopoli delle periferie romane non sono finite con Pasolini. Una famiglia di venticinque persone con “a capo” il pugliese Giacinto (Nino Manfredi), guercio e dispotico. Non c’è lirismo, solo sana ferocia sulle miserie umane e materiali.
  • AMERICAN LIFE (Sam Mendes, 2009) Due trentenni aspettano il loro primo figlio e intraprendono un viaggio lungo gli Stati Uniti alla ricerca del posto migliore dove crescerlo. On the road alla ricerca del senso degli affetti. L’amore è l’ultima ancora di salvezza.
  • MANCHESTER BY THE SEA (Kenneth Lonergan, 2016) Lee vive a Boston e ha alle spalle una tragedia familiare. Suo fratello ha avuto un attacco cardiaco e parte per stare accanto al nipote Patrick, abbandonato dalla madre alcolista. Un dramma molto intenso su ogni crepa di cui non siamo colpevoli eppure composto.
  • UN PADRE, UNA FIGLIA- Bacalaureat (Cristian Mungiu, 2016) Nord-Est della Romania. Un medico spera che sua figlia ottenga una borsa di studio per Londra lasciando il Paese come lui e la moglie non hanno fatto per sperare in un cambiamento al crollo della dittatura. Compromessi e valori nella Romania odierna.
  • LA CASA SUL MARE (Robert Guédiguian, 2017) Due fratelli e una sorella si ritrovano nella loro casa natale per assistere il padre malato. Ricordi, tensioni e l’arrivo di tre bambini profughi. I bilanci storici e sentimentali di Guédiguian sullo sfondo della (solita) splendida Marsiglia.
  • IL PADRINO- PARTE II (Francis Ford Coppola, 1974) Dopo i fasti della prima parte, una seconda più interessante. Don Vito Corleone, gli inizi a New York e l’eredità criminale al figlio Michael fino alla sua discesa. Al Pacino, Duvall, De Niro. Non serve altro.
  • MAMMA ROMA (Pier Paolo Pasolini, 1962) Anna Magnani, Ettore Garofalo, Franco Citti. Una prostituta cerca il riscatto sociale per sé stessa e per il figlio in una borgata romana. Lirismo sulle vite disgraziate di un mondo a margine.
  • DA QUANDO OTAR È PARTITO (Julie Bertuccelli, 2003) Una madre georgiana ultraottantenne vive con la figlia in continua attesa di sentire il figlio Otar emigrato a Parigi. La vita in un desolante post comunismo e le bugie che raccontiamo a fin di bene. Quanta grazia in questo film e nella interpretazione di Esther Gorintin.
  • MY HAPPY FAMILY (Nana Ekvtimishvili, Simon Groß 2017) Manana, un’insegnante cinquantenne, decide di lasciare la sua famiglia e vivere da sola. Il femminismo in una casa georgiana tra tradizioni e incespicanti modernità. Al di là di ogni stereotipo un affascinante e vivace affresco familiare.
  • MUSTANG (Deniz Gamze Ergüven, 2016) Cinque giovani sorelle che lottano per la propria indipendenza contro il potere patriarcale in un remoto villaggio della Turchia. Sceneggiatura spontanea e impeccabile e, nonostante il tema, mai retorica. Un inno alla vita.
  • MOMMY (Xavier Dolan, 2014) Una anticonformista vedova di 46 anni deve riprendersi il figlio quindicenne da un istituto psichiatrico. Amore familiare ritrovato e immediatamente perduto. Dolan è (era?) il piccolo genio che ci fa amare anche le colonne sonore più trash e pop.

Bonus Track

  • GOODNIGHT MOMMY (Veronika Franz, Severin Fiala 2014) Horror psicologico made in Austria realizzato dalla moglie e nipote di Ulrich Seidl che qui produce. In una isolata casa di campagna due gemelli aspettano il ritorno della madre da un intervento di chirurgia plastica. Con il viso bendato i bambini dubitano sulla sua identità. Onirico, destabilizzante, ergo famigliare.

0 Comments

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: