La piccola Bangkok

All’appello è presente ormai su guide turistiche per esploratori urbani e su blog di cucina. Dopo alcuni trascorsi nel girone dei problemi legati all’ordine pubblico e alla convivenza pacifica, viva e arzilla è pronta a mordere l’instabile estate berlinese. La piccola Bangkok si stende con i suoi ombrelloni colorati sulla superfice del Preußenpark, nel quartiere di Wilmersdorf, a ovest della città. Anzi, per evitare ulteriori conflitti, diremo Charlottenburg- Wilmersdorf.

Al di là di un mercato delle pulci, uno dei migliori per qualità e prezzo, lontano dai percorsi del turismo classico, il piccolo parco già da diversi anni è affollato, ogni sabato e domenica, dalla comunità thailandese, filippina, vietnamita, taiwanese, arrivata in diversi momenti a Berlino già negli anni Settanta e Ottanta. Famiglie miste e allargate, gruppi di amici, al sole, sotto un albero, condividono quello che si cucina, tutto sotto i dieci Euro. Cinque euro per cinque dumplings, un euro per uno spiedino di polpette di pesce, tre euro per delle frittelle di patate e arachidi. Il mercato di leccornie non conosce confini e per ogni vassoio proposto c’è un astante che si abbuffa dimentico di ogni glossario costruito in anni di frequentazioni gastronomiche, per moda o per passione.

Signore e mariti gentili, dal tedesco incerto, friggono e impastano, sedute tra contenitori di plastica e l’odore di fritto. Il fritto è il punto Gräfenberg per ogni neofita o abitué: non tutto è fritto (non dimentichiamo l’ideologia ecobiosalutista), ma non c’è una postazione senza almeno una padella che frigga, senza sosta, anche quello che è già fritto. La curiosità alimentare trova qui il suo muro del pianto, ricattata dalla resistenza digestiva e da quanto il fegato può spingersi oltre. Il bottino è, in ogni caso, assicurato dalla esperienza culinaria fuori dal circuito dei bistrot asiatici berlinesi,  spesso vittime del glutammato, nonostante anche al Preußenpark un raviolo fritto ripieno di verdure si presenti con un insolito aspetto celeste.

Prezzi popolarissimi, il trucco è andare dove c’è la fila: weekend dopo weekend e poi risulta chiaro chi si improvvisa e chi ha preso per bene appunti dalla nonna o dalla mamma. Non solo involtini primavera, ma anche zuppe, insalate di mango, dumplings come se non ci fosse un domani, spiedini di tutto, pollo, maiale, foglie di banano con una polpa di riso, fagioli, cocco e banane. Insetti ricchi di proteine.

Attorno agli ombrelloni ci si gode il rarissimo sole berlinese, il caldo tiepido, alzandosi a turno per riempire il piatto girando tra le varie proposte; si inizia da uno spiedino e si finisce al dessert, ormai quasi in fin di vita. Le polpette rivestite di sesamo con un cuore di polpa di mango riescono là dove un sonnifero fallisce nella cura dell’insonnia. Sono polpette killer, che sanciscono l’arrivo della quasi bella stagione per tutti, mentre la statua imponente “Borussia” che simboleggia i prussiani, da cui il nome del parco, dall’alto dei suoi cinque metri veglia su ogni fritto, polpo, calamaro gigante ripassato in padella finché non abbia perso i sensi, o su uno zampetto di suino caramellato.

Nella piccola Bangkok si è riaperta la stagione e in attesa di modelli di reale convivenza alternativi a quello dell’ordine pubblico, un modello di successo in tutta la Germania, non resta che piangere tra i vapori delle cipolle e il grigio berlinese che frigge, anch’esso, ogni definizione enciclopedica di estate.

Pubblicato su Alias- Il Manifesto- per la rubrica Moscow Mule

*Foto tratta da secretcitytravel.com 

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