Il Bianconiglio è l’isteria del tempo, il Brucaliffo la sua sospensione prima di un mutamento, l’impronta del ghigno del gatto del Cheshire, lo Stregatto popolarmente inteso, è quello che del tempo resta. Una traccia matta, anarchica, che non tarda a svanire davanti ad Alice smarrita, in cerca di una direzione.  L’isteria può procedere lungo una strada ma il gatto se la ride e lo scemo sei tu a non aver capito.

Tempo fa, durante una serata tra amici, mi è stato chiesto, con piglio da pistola alla tempia e spalle al muro, quale fosse il mio progetto di vita. Lo smarrimento era lo stesso, ma non volevo indugiare, bensì trovare una risposta pronta che mi togliesse dall’ imbarazzo nel quale la domanda e l’intera società mi scaraventa ogni giorno.

La risposta si è tradotta nei miei esigui spostamenti geografici da lì a un paio di mesi. Una stima per eccesso che ha sdoppiato lo smarrimento; eravamo in due ad esserlo, ora, lui per la risposta, io per il quesito. Non può essere presa seriamente. Progetto di vita?

Il tragico è che il questionante è un coetaneo. Allora siamo due alieni, io, lui e forse anche il resto del mondo. Il termine non ha appiglio alla realtà; resta lì appeso sopra il ramo come il sorriso dello Stregatto, poi svanisce per la brutalità meccanica del destino. Se c’è un tempo storico in cui l’espressione raggiunge il massimo del suo ridicolo è questo. Il corpo di Alice cambia dimensione, eppure è sempre l’ora del tè e  il momento buono per festeggiare un compleanno.

Nel turbinio dell’ alcol la serata ha preso un gusto anacronistico (in fondo Alice decide di inseguire il Bianconiglio e si rassegna alle regole del mondo sottosopra). Improvvisamente mi sono ritrovata in un documentario del secolo scorso, in cui gli intervistati si lasciavano andare alle generose aspettative di vita,  e come amanti sulla spiaggia rincorrevano contratti, principi e principesse.

Se non c’è nessun senso ci risparmiamo un mondo di fastidi perché non abbiamo nessun bisogno di trovarne uno”, disse il re.

Alice cerca l’ordine perché è la sua, la nostra, alfabetizzazione, il suo progetto di vita a breve termine è trovare la direzione che la riporti al mondo conosciuto, anche non materiale. Una missione esistenziale, una identità ben definita: la zattera su cui cerchiamo tutti di evitare un naufragio.

Comprendo la domanda, ma sono costretta a rifiutarla; l’unica realtà possibile è quella assurda di Alice, seppur con una logica interna, se si ha la pazienza di seguire le indicazioni dello Stregatto.

Pubblicato su Alias-Il Manifesto per la rubrica Moscow Mule

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