Radio Spätkauf

Su una popolazione di 3,46 milioni circa 550.000 berlinesi sono stranieri. Il 40 per cento proviene dall’Unione Europea, il 32 per cento da paesi al di fuori e più di 400.000 hanno un passaporto tedesco ma un background migratorio. Solo nel 2013 si contano circa 42.000 nuovi arrivi di cui 33.824 dall’estero. Gli italiani sono secondi solo ai polacchi e superano Spagna, Bulgaria, Romania e Grecia.

Il fascino della capitale tedesca continua a mietere vittime, a torto o a ragione sarà la storia a decidere, per certo il motto dell’ex sindaco Wowereit “Berlin ist arm, aber sexy” (Berlino è povera ma sexy) è divenuto il marchio pubblicitario della città. Peccato che non ci sia nulla di sexy nell’essere poveri, nonostante la demagogica vulgata.

Nel novembre 2011 Maisie e Andrew, due ragazzi inglesi e Joel, un australiano, iniziano a registrare libere conversazioni sulle notizie locali, politica, cultura, “ostalgie”, e sui gruppi musicali berlinesi. L’esperimento prende il nome di Radio Spätkauf , due trasmissioni al mese circa, in lingua inglese, con podcast disponibili su Itunes, Soundcloud e alcune web radio.

Spätkauf, ovvero i late-night shops sparsi a centinaia per la città, punto di ritrovo quotidiano, simbolo di una comunità internazionale e berlinese allo stesso tempo. Nel palinsesto non trovano particolare spazio gli echi delle questioni europee, la Merkel, o il Bundestag, bensì tematiche legate al microcosmo cittadino espresse con un punto di vista molto chiaro e deluso sulla traiettoria delle politiche di sviluppo urbano tendenti ad una omogeneizzazione (ma Berlino non ha forse il diritto di divenire ciò che vuole? Non è forse anacronistico pretendere da lei una verginità che stride con il peso attuale, politico ed economico della Germania?).

Per la stessa identità della città, colpevole senza vergogna di essere sempre una, nessuna e centomila, è difficile sentirsi parte di essa anche dopo qualche anno, e il piccolo contributo di Radio Spätkauf è quello di ovviare a questo, con la passione dei tre ragazzi per il giornalismo, i media locali e la città in cui hanno scelto di vivere.

Com’è Berlino? “Un posto fantastico in cui vivere” risponde Joel “questo è il motivo per cui siamo qui. Ma è anche una città che cambia molto in fretta e non sempre per il meglio. Tutti i residenti, stranieri e non, devono prestare grande attenzione all’informazione, anche locale, che riguarda il posto in cui risiedono. Altrimenti come fanno ad opporsi se qualcosa va storto?”.

Resta da vedere se avranno davvero voglia di opporsi o se basta fare i bagagli, seguendo ciecamente un miraggio, verso un luogo con un indubbio alto tasso di disoccupazione. “Weil es ihr Traum war, in der Stadt zu leben” (perché il loro sogno era quello di vivere in città) recita il quotidiano Berliner Zeitung per spiegare l’afflusso. Traum in tedesco è sogno. Ogni riferimento etimologico è puramente voluto.

Per la rubrica Moscow Mule/Alias- Il Manifesto

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