C’è la tecnologia e poi c’è l’esperienza. Quale delle due viene prima? Forse il quesito non è più necessario. L’esperienza: sono ad Hanoi sul ciglio della strada e cerco di attraversarla, i semafori sono una variabile ornamentale e l’altra sponda non è mai stata così seducente. Ad Hanoi ci sono circa 4 milioni di motorini registrati su una popolazione di circa 7.600 milioni; il loro sciamare è intenso, e la densità è spiegata anche da ragioni pratiche: uno scooter costa meno di un’auto e vien da sé l’utilizzo come utilitaria familiare. In quattro o cinque in sella non è un problema, quasi tutti hanno la mascherina antismog.

Non è raro vedere una famiglia fornita di casco tranne il/i più piccoli, così come non è insolito lasciarsi sfiorare da uno scooter che trasporta materiali edili, tessili, armadi, polli e maiali. La densità di questo fiume umano, anarchico e metallico rende complesso oltrepassarlo e dopo settimane ho sviluppato la seguente teoria: dritti con freddezza verso l’obiettivo, concentrati, “tanto ti evitano loro”. Mai esitare, le indecisioni in un incrocio vietnamita possono essere punite con la morte.

L’esperienza si scolla dalle ansie personali e tocca molti occidentali non abituati a certi costumi locali. Il New York Times dedica alla questione un breve video reportage, intervistando smarriti europei in viaggio o residenti per lavoro; altri video amatoriali forniscono ulteriori consigli o mostrano “bravate” di qualche coraggioso di fronte allo scetticismo di chi riprende la scena.

Nella città di Saigon, Ho Chi Minh City, la musica assordante non cambia, anzi peggiora per ovvie dimensioni urbane. Come sedativo per l’insicurezza, di nuovo, la tecnologia corre in aiuto. “Vietnamese Road” è una app ludica dell’azienda giapponese Hiropro e della vietnamita Hanelsoft pensata in primis per turisti e viaggiatori. Tramite l’espediente del videogame ci si prepara all’esperienza su strada; diversi livelli di difficoltà in base alla distanza da percorrere, motorini da evitare, anche quelli con carico ingombrante, senza incappare in altri ostacoli come tronchi (tronchi?) o lavori in corso. Un fiore di loto è la versione asiatica del fungo di Super Mario: è lì, in mezzo alla strada, riuscire a coglierlo incrementa il successo.

Passare ai livelli successivi per chi non è rapido nei movimenti è arduo, e si rischia di restare lungo lo stesso percorso tentando di approdare da qualche parte. Superare un temibile incrocio è assieme una sfida e una dipendenza, possibile che un atto così semplice, ci si chiede, diventi un affare diplomatico con qualche critica (“bel modo di raccontare noi vietnamiti!”). Oltre alla tecnologia resta sempre valida la seraficità di queste parti, prima o poi, arriveremo di là, never run, never rush” ripete un turista inglese al mio fianco, sul ciglio di un finto marciapiede.

Publicato su Alias-Il Manifesto per la rubrica Moscow Mule 

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