Tropical Islands

Non tutti sospettano che a sessanta chilometri da Berlino, in un anfratto sperduto del già remoto Brandeburgo, dentro una capsula di acciaio lunga 360 metri e alta 107, si giochi all’estate. E pensare che all’inizio doveva essere solo una rimessa per aerei, mentre ora all’ingresso ti accolgono ventisei gradi: abbastanza da far indossare ciabatte e costume. Il concept è quello di un grande parco giochi per adulti e non, per fanatici delle Spa e drogati da piscina.

Ma Tropical Islands è molto più di questo, è un non luogo, uno stato della mente, un’alienazione voluta e posseduta. La piccola stazione del Brandeburgo, da cui si lanciano a raffica le navette gratuite verso il paradiso artificiale, già da sola basta a molestare l’immaginario figlio di Lynch, o le pose plastiche dei film di Sorrentino: una Frittole qualsiasi, dai colori però lividi e introversi.

Tropical Islands è lì che ti aspetta, ti spogli e ti inventi l’estate. Un orologio al polso per aprire varchi, armadietti e collezionare pagamenti da effettuare all’uscita e poi via verso il mare tropicale, una distesa di sabbia e palme, un poster gigante di nuvole alle spalle, irreale e reale allo stesso tempo, terrificante e meraviglioso, tutto ciò che si vede sa che ti sta ingannando, ma entrambi lo sappiamo e restiamo al gioco.

Al lato opposto del Tropical Sea una laguna fornita di cascate si schiude in tutto il suo romanticismo, con tanto di vasche idromassaggio; nel mezzo scorre la foresta: un ginepraio di piante tropicali (in tutto il parco almeno seicento specie diverse) con feroci animali le cui grida si disperdono attraverso megafoni ben nascosti. Eppure nonostante l’irrealtà comica riescono a sopravvivere un gruppo di fenicotteri rosa e dei pavoni stanchi che trascinano le penne tra i piedi dei visitatori.

Se ti vuoi accampare per la notte, no problems: tende da campeggio sulla sabbia bianca, piccole camere in costruzioni che evocano gli edifici  di Bali, Thailandia, Borneo e Samoa. Alti scivoli dove ruzzolare in acqua e attrezzati spazi per bambini, perché una tigre del bengala impagliata e un suono di tamburo riprodotto non è nulla se a supportarla non c’è una nordica organizzazione tropicale. La zona Spa è senza dubbio quella più sincera di tutte: un fiorire di almeno sette saune diverse, lettini di costrizione (hai visto mai che ti venisse in mente di non rilassarti), docce nebulizzate, stanze di meditazione e spazio fitness.

Naturalmente non è possibile evitare la melodia in sottofondo degli animali selvaggi, con il vantaggio dell’assenza di zanzare e altri insetti guastafeste. Ma chi ci viene a Tropical Islands? Curiosi disadattati, tantissime famiglie e coppie polacche, così tante da giustificare la doppia segnaletica in tedesco e polacco, polpute ragazze della periferia berlinese con i loro tatuatissimi fidanzati. E chiunque abbia nostalgia della luce solare. Sì perché, ho letto nella brochure, in sintesi, che in assenza di sole nel mondo reale, esterno, pazienza, che quello non si può riprodurre, ma nel fortunato caso contrario, Tropical Islands rimbomba di luce solare e grazie a dei speciali panelli UV ti puoi anche abbronzare, sicuro. Mica stai nel Brandeburgo.

Pubblicato su Alias- Il Manifesto per la rubrica “Moscow Mule”

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