Yehya E. Una storia tedesca

Ogni storia raccontata è una storia di relazione. È il caso di Yehya E. arrivato in Germania nel 1990 a venti giorni dalla sua nascita con la madre e due fratelli, profughi palestinesi dal Libano. Christian Stahl è un giornalista tedesco che incrocia Yehya anni dopo, per le scale di un condominio del quartiere berlinese di Neukölln.

Tutto ciò che ne consegue è raccontato dallo stesso Stahl nel suo libro “In den Gangs von Neukölln” (nelle gangs di Neukölln), Hoffmann und Campe Verlag. Un viaggio nella storia di un ragazzo, che voleva essere sempre il migliore, a tutti i costi, e di una società che lo respinge all’uscio. Ma quella di Yehya non è solo una storia disgraziata, persa nei deliri kafkiani dei permessi di soggiorno, della “residenza tollerata a tempo” tramite il Duldung, ovvero la sospensione del processo di espulsione fino a sei mesi, qualora una richiesta di asilo venga rifiutata, rinnovabile anche per anni e non contemplativa del permesso di lavoro (in questo status specifico secondo Pro Asyl in Germania ci sono ora 116 persone che non possono essere espulse per mancanza di collaborazione con il paese di provenienza in materia di documenti di viaggio). Questa è una storia soprattutto tedesca.

Yehya è cresciuto in Germania e la criminalità è la sua droga, come viene definita dallo stesso autore; un giovane boss di Sonnenallee, nel quartiere del tanto strombazzato multiculturalismo con le sue 146 nazionalità diverse rappresentate e una quasi completa gentrificazione nella parte nord a cui si aggiunge la sua fama di area socialmente problematica (disoccupazione, criminalità, abbandono scolastico, integrazioni mancate).

A sette anni Yehya compie il suo primo reato, a 13 anni è il più giovane criminale di Berlino, a 17 anni, nel 2007, per una brutale rapina viene condannato a tre anni di carcere dove torna nel 2014 per furto e lesioni personali gravi fino al rilascio previsto nel 2018. Alla detenzione si sono alternati percorsi formativi, diplomi, tentativi abortiti di tirocini, tranciati dalla burocrazia relativa ad uno status di permanenza indefinito: di certo la sua carriera criminale non ha agevolato le pratiche ma il punto esula dal dibattito sull’integrazione in sé.

“La sottocultura delle gangs”, sostiene Stahl, “non ha nulla a che vedere con il fatto che si tratti di musulmani, arabi, libanesi. La questione riguarda la società dal di dentro e investe la questione della criminalità o meno. Naturalmente è cruciale la nostra responsabilità verso i profughi e di certo il possesso di un passaporto tedesco non evita una vita in galera. Non possiamo nemmeno sapere il destino di Yehya se avessero regolarizzato il suo status concedendogli un permesso di lavoro. Tuttavia è surreale che la sua presenza sia –tollerata- da 23 anni, senza lavorare, senza poter lasciare Berlino”.

Stahl aggiunge che tra molti politici e giornalisti con cui in questi mesi ed anni ha discusso del caso vige una spessa ignoranza sulla regolamentazione in materia di asilo e le resistenze della società davanti a un reato: come è possibile far lavorare un criminale? Solo Yehya è responsabile delle sue scelte, ma il sistema rivela chiaramente delle falle.

Il giornalista tedesco ha lavorato per dieci anni a questa storia, che ha la forma soprattutto di una amicizia ma anche di due mondi separati che si incontrano. È sempre possibile una giusta distanza? “Le regole di una certa sub cultura mi sono chiare” continua Stahl che, in termini diversi, dalla vicenda, ha tratto anche un documentario (“Gangsterläufer”, 2011), “ma molto più difficile è stato comprendere questa forte energia criminale. Yehya vuole essere il migliore se non nel mondo –legale- che non lo vuole, almeno nel mondo illegale”.

Questo è il doppio ritratto che viene fuori dal testo: un ragazzo di talento, un gentile vicino di casa e un giovane boss. Attualmente Yehya sta scontando la sua pena in carcere lavorando come cuoco (solo in galera si può lavorare?). Quando uscirà avrà 28 anni. Se non si cambiano delle leggi quale sarà l’alternativa al suo ritorno su una scena criminale?

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